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i-journalism

Leonardo Brogioni, 22 settembre 2011

 


Quattro anni fa Kadir van Lohuizen, fotogiornalista olandese co-fondatore dell'agenzia Noor, si è messo in testa di realizzare un approfondito progetto di fotografia documentaria sul tema dell'emigrazione, riferito in special modo alle Americhe. Ha deciso che il modo migliore per farlo era quello di intraprendere un viaggio di un anno dal Cile all'Alaska, per descrivere con le immagini i luoghi, le persone e le cause delle migrazioni.

Naturalmente si è scontrato con un problema economico. Chi poteva finanziare un simile progetto? "Non appena pronunci la parola "migrante" nelle redazioni non sono proprio entusiasti, figuriamoci poi se si tratta di un progetto fotografico a lungo termine come il mio!" ha detto Kadir a BJP.

Così l'anno scorso, poco prima che Apple presentasse l'i-Pad ma dopo che tutti già sapevano della sua esistenza, van Lohuizen ha contattato Paradox, un'organizzazione no-profit specializzata in progetti di ampio respiro e mostre. Insieme hanno pensato che il nuovo giocattolino di Steve Jobs potesse essere adatto al racconto del suo progetto. A giugno 2011 la App (applicazione) Via PanAm era presente su Apple's App Store al prezzo di 5,99 dollari. Un diario di viaggio del fotogiornalista attraverso le Americhe, regolarmente aggiornato con nuove storie, interviste e slideshow.



fonte: http://www.viapanam.org/viapanam/iapp
didascalia: Via PanAm is a co-production by Paradox and NOOR, in collaboration with NRC Handelsblad and VPRO Radio
firma: foto di Kadir van Lohuizen

 


Ma Kadir van Lohuizen non è l'unico fotogiornalista ad aver utilizzato i-pad e i-phone come canali di diffusione del proprio lavoro. Lo hanno fatto anche Carl de Keyzer (Magnum) con il suo progetto "Zona", Christopher Anderson (Magnum) con "Capitolio", Brent Stirton (Getty) collaborando con Human Rights Watch al progetto "Gold's costly dividend" e Danfung Dennis con il reportage ConditionOne.






 


Ma c'è chi ha fatto di più.
Michael "Nick" Nichols (ex Magnum e collaboratore di National Geographic) ha deciso di diffondere e mostrare al pubblico i suoi lavori solo tramite le i-Pad apps, rinunciando al sito internet personale e affidandosi a  iTunes. Una sua intervista su questa decisione la si può leggere su BJP.

Pete Kiehart, fotografo di San Francisco, adesso è anche direttore ed editore di una rivista di fotogiornalismo progettata solo per i-Pad e chiamata Once. "La fotografia è uno dei modi più efficaci per raccontare delle storie, probabilmente il più efficace." ha dichiarato Kiehart a The Photo Brigade "Infografica, audio, foto ed altri elementi multimediali ci permettono di interessare e appassionare i lettori ad una storia in un modo che l'editoria tradizionale non si immagina nemmeno. Infatti pubblichiamo solo tre lavori  per numero. La cosa interessante delle pubblicazioni su i-Pad sta nell'essere svincolati dalle strutture necessarie a produrre un prodotto editoriale su carta, e quindi hai la possibilità di riconsiderare il modo di creare contenuti e anche il modo di venderli. (...) Con questo nuovo tipo di pubblicazione digitale possiamo rivedere il concetto di rivista".






 


Il fascino delle apps sui fotografi è facilmente comprensibile.
Sono una valida ed economica alternativa al libro fotografico (Carl de Keyzer l'ha utilizzata soprattutto per migliorare la qualità di visione del progetto Zona, dopo che era rimasto deluso dalla stampa del libro).
Sono un mezzo per raggiungere un pubblico nuovo e diverso da quello che fruisce normalmente le fotografie giornalistiche.
Sono il canale più adatto ad offrire approfondimenti e contenuti interattivi. Foto, video, testi, mappe, audio, grafica e blog si fondono più che convivere, "senza gerarchie tra le arti", come sostiene lo scrittore peruviano Doménico Chiappe, autore del romanzo multimediale "Tierras de extracciòn" realizzato con la collaborazione di musicisti, pittori e fotografi ed entrato a far parte dell'antologia della Electronic Literature Organization (struttura che diffonde e sviluppa nuove forme di letteratura pensate per la fruizione attraverso apparecchi digitali).
E infine riescono a superare i media tadizionali, usando iTunes Store, per coprire gran parte dei costi di produzione di un progetto fotogiornalistico.
"Non penso che ViaPanAm sarà un grande successo economico" ha detto van Lohuizen a BJP "Penso solo che abbiamo venduto circa mille apps, molto di più di ciò che molte persone pensavano".  
De Keyzer invece ha bisogno di vendere tra le 2000 e le 2500 apps per andare in pareggio. "E' costoso sviluppare una apps per i-Pad, e la mia non è una semplice applicazione derivante da un pdf." ha dichiarato a BJP. "Produrla costa circa 12.000,00 Euro. Ma penso che coprirò i costi in circa un anno". Infatti prenderà il 70% degli introiti (Apple si tiene il 30% delle entrate provenienti dalle vendite dello App Store), che "è attualmente molto di più del 10% che ti spetta quando pubblichi un libro tradizionale".



fonte: www.carldekeyzer.com/ipad/
firma: foto Carl de Keyzer

 


Naturalmente oltre ai pro ci sono anche i contro.
Uno dei problemi delle i-Pad apps sta nell'attenzione che si deve dedicare ai contenuti: c'è bisogno dell'interattività, certamente, ma non si può esagerare inserendo troppo materiale, altrimenti il lettore ci si perde dentro. I costi di produzione lievitano: non c'è più l'autore unico, ma vari professionisti specializzati che si occupano delle varie fasi di realizzazione e progettazione del lavoro.
E poi, come dice il già citato Doménico Chiappe a El Pais, con le opere multimediali "l'importante non è cosa si racconta ma come lo si racconta". Già ma questo potrebbe anche significare che gli orpelli grafici o interattivi fanno passare in secondo piano la qualità dell'informazione visiva, regalandoci dei bellissimi pacchetti privi di contenuto.

Il problema è quello, già sollevato da Fotografia & Informazione, di trasformare la fotografia giornalistica in uno strumento riservato a pochi, ad una élite. La compreranno i pochi che possono permettersi un i-Pad. Ce la vedremo tra di noi, dandoci le solite pacche sulle spalle rassicuranti e magari un po' snob. Il fotogiornalismo sarà uno strumento di gratificazione ma non d'informazione di massa?

Quasi inutile dire che questa sarebbe una forzata deriva causata da editori che hanno abdicato al loro dovere e diritto di fare informazione anche con le immagini. Se i giornali sono refrattarii a certi temi o a molta fotografia, da qualche parte i fotografi dovranno pur parare, uscendo dalle tradizionali sedi: ci sono i grants, gli autofinanziamenti, le ong e pure questi nuovi meccanismi.



fonte: http://www.viapanam.org/viapanam/iapp
didascalia: Via PanAm is a co-production by Paradox and NOOR, in collaboration with NRC Handelsblad and VPRO Radio
firma: foto di Kadir van Lohuizen

 

Ci sono 1 commenti per questo articolo



il 23/09/2011 Paolo ha scritto:

 

Il dubbio è lecito. Ma la strada è interessante. Prima o poi i tablet avranno dei prezzi più decenti (vi ricordate quanto costava un laptop dieci anni fa?) e ci si accorgerà che le app vendute a 1,99 (il prezzo di un quotidiano? di una manciata di sms?) copriranno i costi perché si venderanno in molte più copie.
Allora i contenuti (gestiti da contenitori software di buona qualità) avranno più importanza e i reportage o i progetti più interessanti potranno avere una ricaduta cartacea...
Forse.

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