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Le foto dei lettori: risorsa...per chi?

Matteo Bergamini e Chiara Ceolin, 03 novembre 2008

 


Sono giorni che piazze e strade d'Italia si riempiono di gente in aperto disaccordo con il governo. Adulti e bambini scendono in piazza per protestare a proposito dei tagli alla scuola (a tutti i livelli, dagli asili alle università). Le manifestazioni sono diffuse, talora imprevedibili, si svolgono in luoghi aperti e pubblici, cercano la spettacolarità o almeno la visibilità. In poche parole una ghiotta e facile riserva di fatti da raccontare, di notizie da dare, anche utilizzando il linguaggio fotografico.

fonte: sito: www.corriere.it
didascalia: Paola (Cosenza) - Gli studenti degli istituti tecnici per ragionieri e geometri, liceo classico e scientifico e istituto alberghiero, sono scesi in piazza per protestare contro il decreto Gelmini.
firma: Salvatore Sangineto

 


Ma questa è solo teoria, per le versioni online dei più consultati quotidiani italiani: hanno scoperto il citizen journalism, stanno facendo esperienza di social networking e si sono lanciati in operazioni di giornalismo apparente.

L'ultima moda, nelle redazioni di la Repubblica.it, Corriere della Sera.it e La Stampa.it è la fotogallery con le foto dei lettori. Con la segreta speranza di potersi vantare di aver ricevuto tante, anzi tantissime immagini. Della qualità (delle foto, dei racconti, del giornalismo...) non importa a nessuno.

fonte: sito: www.Repubblica.it

 


Nella home page di la Repubblica.it c'è, in buona evidenza, il link per inviare le immagini al giornale "Mandateci le vostre foto". Evidentemente l'operazione ha avuto successo perché vanta ben 1200 scatti arrivati. Le gallery così costruite sono impilate in un menù dove si mischiano ai reportage dei fotografi e delle agenzie. Come si fa a distinguere le une dalle altre? Semplice: le foto dei lettori sono quasi sempre firmate. Quelle dei giornalisti no.

fonte: sito: www.corriere.it
didascalia: Roma - Tor Vergata
firma: Antonio Perrone

 


Il Corriere della Sera.it aveva cominciato creando delle "collettive" a tema, senza data e con un titolo il più delle volte così generico da poter comprendere di tutto, anche manifestazioni svoltesi in città diverse. Poi ha scoperto la risorsa "foto dei lettori" e non ha più aggiunto gallery d'autore. Ma tanto non si nota, visto che le immagini, senza data, sono "sempreverdi". A La Stampa.it devono essersi accorti tardi della ghiotta (ed economica) opportunità, fatto sta che l'appello a mandare le immagini è di soli tre giorni fa e ha fruttato appena una trentina di immagini, quasi tutte inviate dalla stessa persona. Però sono ben separate dalle fotogallery ufficiali: nell'area dedicata al "multimedia" si accatastano servizi sulla scuola, su Playboy, sull'ultimo incidente automobilistico e sulla festa del cioccolato. Le foto dei lettori invece sono convogliate in un forum, il cui meccanismo di visualizzazione non è dei più immediati.

fonte: sito: www.lastampa.it

 


Quali sono i vantaggi nel richiedere ai lettori di inviare materiale fotografico? Non è rischioso pubblicarlo insieme a (o al posto di) fotografie realizzate da fotogiornalisti? C'è l'importante possibilità di attingere ad una riserva di materiale proveniente da punti di vista molto vari, come avere uno staff di fotografi distribuito e "interno" al movimento. Ma è probabilmente il vantaggio economico (i lettori non si aspettano di essere pagati per le loro immagini) ad essere predominante. Il costo dell'organizzazione e della sistematizzazione delle immagini è decisamente trascurabile, nell'economia di un sito come quelli in esame. Ovviamente però ci sono anche dei lati negativi: la qualità delle immagini è di solito scarsa; la correttezza e la credibilità delle fotografie fornite non sono per niente scontate, e spesso nemmeno verificabili. La visione d'insieme, che dovrebbe essere base per la scelta delle immagini da fornire da parte di un fotografo, qui non è nemmeno richiesta. La confusione tra contributi di tipo diverso (fotografie posate o fatte in studio assieme a scatti realizzati in situazioni reali), che per correttezza dovrebbe essere dichiarata in maniera preventiva, diventa possibile solo a posteriori.

fonte: sito: www.corriere.it
didascalia: Torino - Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche
firma: Udronotto

 


Le didascalie (nei rari casi in cui la redazione decide di pubblicarle) sono spesso incomplete e a volte anche miste a commenti o fuorvianti.

fonte: sito: www.corriere.it
didascalia: Milano - In realtà le proteste sono limitate ad alcuni atenei. Vi invito a visitare il campus da me frequentato, ossia quello della Bovisa, affiliato al Politecnico di Milano. (...)
firma: Martino Miani

 


In conclusione, a chi serve un'operazione simile? Ai lettori-fotografi, che possono segnalare ai propri contatti "hanno messo la mia foto sul sito!". Ai partecipanti alle manifestazioni, che si identificano nelle foto che i loro stessi amici hanno scattato. Ai manager dei siti, che vedono aumentare i contatti grazie al passaparola (e di conseguenza lievitano gli introiti pubblicitari). Non serve certo a raccontare meglio e più in profondità la realtà. Soprattutto non giova alla qualità del giornalismo: a differenza di altre testate (che cerchiamo di segnalare con costanza) dove i questi contributi vengono usati tenendo ben presente la differenza di approccio e origine e dove il lavoro di editing fatto per sfruttarne a fondo i vantaggi è davvero di alto spessore. Il citizen journalism può essere un'opportunità per ampliare il discorso: sfruttato in questo modo fa solo da specchietto per le allodole.

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