Il documentario minimalista di Rear View Mirror 3
federico della bella, 27 luglio 2010
Storie private e minimali, racconti tra documentario e fiction, nuovi e celebrati fotografi, bravissimi scrittori, interviste con autori importanti e intellettuali. Questo si trova nel terzo numero di Rear View Mirror, che avevamo presentato qualche mese fa tramite un'intervista alla sua direttrice, Irene Alison.
Le scelte della redazione testimoniano un ricerca, che, senza rompere con la fotografia documentaria, apre nuove vie, non rinunciando a mettere in scena pensieri e sensazioni, situazioni immaginarie, e costruendo storie quasi cinematografiche nello svolgersi e nel coinvolgere i lettori, a cui sono presentati temi profondi con grande leggerezza. Ecco che si trovano il portfolio settecentesco di Cédric Delsaux o le feste segrete in stile Eyes Wide Shut di Ian Teh e l'introspezione inscenata da Marie Sjøvold. Accanto a questi ci sono racconti più tradizionali, in qualche modo dei classici del reportage, dalla cavellerizza di Anastasia Taylor-Lind agli artisti di strada di Dehli ritratti da Zackary Canepari fino al pugile di Giancarlo Ceraudo.
La rivista cerca un equilibrio tra queste tendenze e prova a definire le forme di un nuovo documentario, con gli occhi aperti sulla realtà ma capace di interpretarla, non solo di testimoniarla. I testi di Nicolò Ammaniti, Marco Bechis, Piero Sorrentino e Valentina Carnelutti arricchiscono la rivista, come le interviste ad Ayperi Ecer, a capo della fotografia di Reuters e giudice al World Press Photo, e Antonio Biasiucci, e la retrospettiva dedicata a Vanessa Winship.
Volontariamente sono escluse le tematiche da breaking news, come pure le grandi ricerche dedicate a macro temi, configurando quello che potrebbe essere definito un nuovo documentario minimalista, attento alle vite private, alle piccole storie, alle sensazioni individuali. Lontano dalle prime pagine dei giornali si muovono diverse realtà e altre voci. A queste Rear View Mirror vuole dare la parola.





