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ven 08 agosto 2008
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Aniello Barone Detta Innominata; Naples Unplugged -

Detta Innominata è il nome della strada dove Aniello Barone è nato e vive, nel quartiere industriale di San Giovanni a Teduccio, nella periferia orientale di Napoli. In questo suo ultimo lavoro, l'interesse per le subculture, l'ambiente e la marginalità sociale che da sempre caratterizza la sua ricerca, si associa a un'esplorazione della propria terra, condotta attraverso suggestioni improvvise, accostamenti anche imprevisti, in cui è sempre rintracciabile un segnale del vivere collettivo comune a tutte le grandi metropoli del nostro pianeta. Una visione emotiva, forte, estrema e partecipe, nello stile di un reportage in bianco e nero assolutamente contemporaneo, che entra nelle cose con tonalità dense e colpi di luce, tra documentazione e interpretazione.Una scelta di trenta stampe digitali in bianconero di grande formato per riflettere sulla società post-industriale e post-atomica, sulla precarietà del vivere e sulle possibili visioni veritiere -unplugged-, dove Napoli anticipa una realtà del futuro. La precarietà civile di Napoli, quindi la sua guerra (la guerra tra clan e l'emergenza ambientale), è il sensore che ci avverte di un limite, di uno scenario inquietante e possibile anche per altre metropoli delle società avanzate. Napoli diviene un'area metropolitana di confine, fra capitale europea decaduta e metropoli contemporanea. Aniello Barone è nato e vive a Napoli. Laureato in sociologia, dal 1994 ha intrapreso una ricerca fotografica sulla realtà urbana e suburbana delle aree metropolitane, con particolare attenzione all’ambiente, l’immigrazione, le periferie. Collabora con istituzioni pubbliche e private e insegna Sociologia della Fotografia all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Tra le sue pubblicazioni: Sahrawi: la terra sospesa (Electa Napoli 2001), La comunità accanto (Federico Motta 2002), Detta Innominata (Peliti Associati 2006).

"Estate Libanese" Paolo Verzone / Grazia Neri - VU

Il quartiere di Dahiyeh , quartiere sciita e roccaforte Hezbollah dopo 33 giorni di bombardamenti Israeliani. il reportage documenta i primi tre giorni di cessate il fuoco tra il 15 e il 17 agosto 2006." Paolo Verzone è nato a Torino nel 1967. In collaborazione con Alessandro Albert nel 1991 realizza un lavoro di ritratti sugli abitanti di Mosca, successivamente raccolto nel volume Volti di Passaggio. Con le immagini sui moscoviti vince l’edizione 1992 del Kodak European Panorama. Con il progetto Seeuropeans realizzato in collaborazione con Alessandro Albert vince il Premio per un Progetto Fotografico 2000 della Fondazione Studio Marangoni di Firenze ed il World Press Photo 2001 nella categoria ritratti.Tra i vari premi ha ottenuto il premio Canon Giovani Fotografi (miglior portfolio) ed è stato finalista al Leica Oskar Barnack Award. Come ritrattista e reporter collabora con le principali riviste nazionali ed internazionali, tra le quali Ventiquattro, Marie Claire, Flair, Le Monde. Le sue immagini sono presenti nelle collezioni del Victoria & Albert Museum di Londra, Bibliotheque nationale Parigi e dell’istituto Nazionale per la Grafica di Roma. Vive e lavora a Parigi. Paolo Verzone è rappresentato dall’agenzia Grazia Neri di Milano e dall’agence VU di Parigi

Fabrizio Villa: Moschee in cella

Inizia a fotografare professionalmente nel 1988 e si dedica esclusivamente al fotogiornalismo. Il suo primo servizio lo realizza all’ospedale neuropsichiatrico di Agrigento. La passione per la notizia lo porta a seguire con metodica precisione tutti gli avvenimenti di cronaca, soprattutto quelli di mafia. Nel 1993 in Cambogia realizza il suo primo lavoro all’estero e nel 95 in Bosnia. Poi, nel 1997 e nel 98, in Cisgiordania ha documentato le feroci lotte impari tra i bambini palestinesi e i soldati israeliani (l’intifada). Nel ‘99 in Turchia, ha fotografato uno dei terremoti più catastrofici degli ultimi anni. Da una delle sue ricerche approfondite, lunghe il tempo necessario per stabilire rapporti autentici, nasce il volume e la mostra “Atzigan”, documentazione e testimonianza sulla vita del popolo ROM. Nel 2004 l’UCSI (unione stampa cattolica italiana) gli assegna il primo premio per una foto pubblicata in prima pagina sul Corriere della Sera sul dramma dell’immigrazione clandestina. Nel 2005 ha realizzato un volume sul vulcano Etna con la De Agostini ed. Dal 2002 è giornalista professionista. Moschee in cella. E' vero, ci sono le sbarre. Ma per un musulmano anche una cella può diventare una moschea. E per i circa 6.400 detenuti di fede islamica nelle sovraffollate carceri italiane, basta un tappeto per rispettare quanto previsto dalla shariah. Ciascun carcere è un mondo a sè, sotto tanti punti di vista. Se nel carcere fiorentino di Sollicciano molti dei circa 400-500 detenuti musulmani hanno l’unica possibilità di pregare nella palestra del carcere tutt’altra storia, invece, a San Vittore, dove una cella-moschea di fatto esiste: è al sesto reparto della sezione maschile e vi pregano in 15-20 alla volta su un totale di circa 250

Le Regine di Cuba – Immagini di Marcello Bonfanti

Sognando le luci della ribalta, i travestiti di L’Havana, sfidano la cultura machista e la repressione di regime, per esibirsi in spettacoli clandestini ed illegali di cabaret e danza, pubblicizzati ad un pubblico ristretto e selezionato. L’arte si fonde ad uno degli aspetti più intimi della psiche umana: l'identità di genere sessuale. Le immagini mostrano un mondo marginale e segreto, da cui emerge la magia e la leggerezza del gioco, il dramma del conflitto di identità, l’incanto dei lustrini e delle luci della ribalta che illuminano, seppur per una notte, un contorno sociale povero e segnato da privazioni di libertà. E’ nella penombra delle stanze segrete, dove, nel cuore della notte, gli uomini, come crisalidi, si trasformano. Una trasformazione dolorosa, imperfetta, ma necessaria, segnata dallo stridente contrasto tra il desiderio di femminilità, le incancellabili dimensioni e forme dell’anatomia maschile che culmina in uno sguaiato ed inscenato divismo. La clandestinità aggiunge importanza a questo rituale e la povertà fa diventare il guardaroba ed il make up dei travestiti un motivo d’orgoglio MARCELLO BONFANTI nato a Merate nel 1972. Dopo gli studi in ingegneria civile presso il Politecnico di Milano, si laurea in Arti Fotografiche presso la University of Westminster di Londra con una tesi sul fotogiornalismo. Ha ricevuto diversi riconoscimenti nazionali ed internazionali tra cui il terzo premio nella categoria Arts and Entertainment stories del World Press Photo 2005 e l’Hodge Award 2001 del giornale britannico The Observer. Ha pubblicato come fotogiornalista su numerose testate nazionali ed internazionali e lavorato come corporate photographer per Virgin Music – EMI, Grey Worldwide e Fila Group. I suoi lavori sono stati esposti nelle principali gallerie fotografiche di Londra, presso la Galleria Sozzani – Milano, il palazzo dell’ONU – New York e numerose altre sedi estere

Il Ritiro di Israele da Gaza foto di Jure Erzen

Jure Erzen è nato a Lubiana,Slovenia nel 1969. da anni è nello staff dei fotoreporter di Delo, il maggior quotidiano nazionale. Per il suo giornale ha coperto i maggiori avvenimenti in tutto il mondo. tra i più importanti reportage : la crisi del Kosovo; il conflitto Israelo Palestinese dal 1997 ad oggi; la campagna presidenziale del 2000 negli Usa; il vertice dei G8 a Genova; la Somalia e il Somaliland , la guerra in Iraq, il Congo A seguire, una storia sul braccio della morte in un carcere di massima sicurezza nell’Illinois. Parris Island: base di addestramento dei Marines, 2002. è stato tra i primi fotorepoter ad entrare nel campo profughi di Jenin. Questa volta vi presentiamo il lavoro fatto in agosto per il suo giornale A Gaza, durante il ritiro di Israele da quella lingua di terra

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