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| Clic: Fine di un'epoca o cambio di secolo: nel linguaggio giornalistico, come in quello comune, il termine "clic" non individua più lo scatto della macchina fotografica ma il mouse del computer. Vedi Sette n.38, 1998: "Tutto in un clic!", sommario "Un viaggio nel tempo a colpi di mouse. |
| Embedded: In inglese, participio passato del verbo transitivo, generalmente riflessivo, to embed; incassare, incastrare, conficcare. Termine gergale per definire l'inserimento forzoso degli operatori dell'informazione nelle truppe americane deciso dal Pentagono in vista della possibile guerra contro l'Iraq nel 2003. "Questa, di «embed», di incastrare gli inviati nei reparti e metterli di fatto agli ordini degli ufficiali, è l'ultima soluzione escogitata dal governo insieme con editori e direttori convocati alla Casa Bianca, per risolvere il dilemma fra informazione e propaganda, tra il dovere di cronaca e il diritto alla riservatezza, che tormenta eserciti e media da quando, nella sciagurata campagna di Crimea contro i Turchi, nacque la figura del moderno corrispondente di guerra. (...) La Casa Bianca sembra tornata alla tecnica usata nell'ultimo conflitto mondiale, con giornalisti, fotografi e cameramen assimilati nelle unità combattenti, non arruolati, ma associati. E, di fatto, censurati." Da Vittorio Zucconi, L'esercito arruola i giornalisti a rischio la verità sulla guerra, in la Repubblica, 12 febbraio 2003 |
| Fotogiornalismo: Sul finire degli anni quaranta - con molta probabilità - fu Cliff Edom, allora giovane professore alla Scuola di Giornalismo dell'Università del Missouri, a coniare il termine "fotogiornalismo". Nel 1949, infatti, per volontà di Roy Stryker, già direttore del progetto fotografico della Farm Security Administration, nasce il Missouri Photoworkshop (la più famosa e indiscutibilmente la migliore scuola di fotogiornalismo negli Stati Uniti). Cliff Edom ne sarà il direttore per molti anni. Il termine coniato da Edom comprendeva sia i fotogiornalisti come generalmente li si intende, sia i picture editors. Purtroppo, nel corso degli anni questo sodalizio ideale è andato perduto. Da "Get the picture" di John Morris - Random House - New York 1998. |
| Paparazzo: Spesso usato in tono spregiativo per definire il fotoreporter che copre avvenimenti di cronaca rosa. Il termine proviene dal nome di un personaggio del film di Federico Fellini "La dolce vita" (1960). |
| Photo-opportunities: Termine giornalistico gergale; letteralmente opportunità fotografiche; abbr. photo op. Per una definizione vedi: Carlo Pizzati, Elezioni: fotografie e inchieste; in Problemi dell'informazione n.2, giu.1992. Avvenimento spettacolare e molto fotogenico organizzato dallo staff di un candidato alla Casa Bianca, il cui unico scopo è quello di attirare l'attenzione dei media. (...) Il presidente George Bush avvolto nel vessillo a stelle e strisce nella fabbrica di bandiere americane, è un esempio di photo-op. M. Guerrin, Profession photoreporter, Gallimard, Paris 1988; p.143 Dichiarazione di Mal Langdson, caporedattore dell'uffico parigino dell'agenzia Reuter. Ronald Regan era in visita in Cina. Il servizio stampa della Casa Bianca aveva organizzato un photo-op per una dozzina di fotografi; come dire un appuntamento di 5 minuti con il presidente. Questa volta era sulla Grande Muraglia. Il servizio stampa aveva portato da Washington un grosso cordone. Hanno detto di restarci dietro. A terra hanno fatto una croce con lo scotch per indicare dove Regan si sarebbe fermato. Si fa avanti un ufficiale e immaginando l'inquadratura dice: "Obbiettivo 85 mm!". Prende un esposimetro indica i valori della luce e tutti i fotografi montano l'85 mm. Per me è stato troppo. Non ho girato tutto il mondo per fare questo genere di cose! Ho lasciato questo genere di lavoro agli altri. L'amministrazione di Regan conosce molto bene il valore dell'immagine. Possiamo fotografare soltanto un genere di avvenimenti, e solo una parte di questi avvenimenti. (...) Assistiamo sempre più spesso a questo genere di photo op. Brubacker, regia di Stuart Rosenberg, con Robert Redford, Usa 1980 Dialogo tra il nuovo direttore riformista del carcere (B) che deve rifare un tetto e il portavoce del Governatore dello stato (P). B "Se i cinesi arrivano sono coperto (dall'assicurazione), se si rompe il tetto niente". P "E allora come fai?" B "Lo faremo da noi" P "Bene, il governatore è già da tempo che vuole venire. Verrà e vedrà quello che si sta muovendo." B "Il Governatore vuole venire, farsi fare qualche foto, stringere qualche mano, dare due pacche sulle spalle a un detenuto. Come le chiamate voi? Opportunità fotografiche? Sì è proprio così che le chiamate. |
| Testina: Il gergo giornalistico chiama così le immagini, solitamente stampate in piccole dimensioni, riproducenti il volto di politici o personaggi in genere. La caratteristica principale è dare immediata riconoscibilità alla persona che rilascia dichiarazioni o, più raramente, oggetto di dichiarazioni. Importante è che la t. sia decontestualizzata, in modo da poter essere usata ogni qualvolta lo si ritenga necessario, senza nessun riguardo alla situazione in cui la fotografia è stata realizzata. Nei giornali italiani la stragrande maggioranza delle t. non è firmata. |
| Vernacular photography: La fotografia locale intesa come l’insieme delle fotografie scattate da persone comuni - non da professionisti - e utilizzate in situazioni della vita quotidiana. Le fotografie riprese in un contesto privato, in famiglia, ai figli, durante le vacanze, ecc., per usi personali. Recentemente - dopo la diffusione del digitale - se ne è riproposto lo studio articolato. Della vernacular photography si sta sviluppando anche il collezionismo tanto che anche il Getty museum ha deciso di comperare solo questo tipo di fotografie. Una bibliografia su vernacular photography è fornita dalla Boston University. |
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