Iniziativa di numerosi fotogiornalisti


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  • fonte: fotografia messa a disposizione dal gruppo di fotogiornalisti firmatari dell'appello

Riprendiamo qui per intero la newsletter diffusa ieri, 5 marzo 2010, dal Gruppo di specializzazione dei giornalisti dell'informazione visiva - Associazione lombarda dei giornalisti. In essa si riferisce con completezza sulle iniziative di protesta e di lotta intraprese da un vasto gruppo di fotogiornalisti estremamente preoccupati per la difficile situazione lavorativa che la crisi dell'editoria, e l'opportunismo di molti, sta provocando. In calce trovate anche le lettere che il gruppo di colleghi ha inviato a Ordine, FNSI, direttori di giornali e CDR di alcune testate nazionali.

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NOTIZIE PER GLI ASSOCIATI 10/2010

Chiesta una verifica a Fnsi e Odg

E' TUTTO IN REGOLA NEI RAPPORTI DI LAVORO TRA FOTOREPORTER E AGENZIE FOTOGRAFICHE ?

L'iniziativa è di alcune decine di fotocronisti delle varie regioni d'Italia che si sono trovati senza lavoro o con compensi quasi nulli - Nel settore imperversano ingaggi di ogni genere ma nessun contratto di lavoro giornalistico - Coinvolti anche i direttori dei principali quotidiani - Si protesta anche rinunciando allo scatto delle foto per distribuire volantini di denuncia
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"Una severa verifica sulla legittimità della natura dei rapporti di lavoro che legano i fotoreporter alle agenzie fotografiche e le stesse agenzie agli editori", questo è la richiesta centrale di una lettera aperta inviata nelle ultime ore a Fnsi e Ordine dei giornalisti da svariate decine di fotoreporter di un po' tutta Italia aggregati da un tam tam spontaneo lanciato pochi giorni fa in internet da un gruppo di fotocronisti quasi senza lavoro e stanchi di vedere i propri compensi sempre più in discesa e ormai sottocosto.

"Il livello che hanno raggiunto i prezzi delle fotografie che sono pubblicate sui giornali - denunciano i fotoreporter - è talmente basso e i termini di pagamento talmente dilatati, che possono essere accettati solamente da agenzie fotografiche che non pagano i collaboratori, che usano manodopera subordinata senza inquadrarla secondo le norme di legge, e che usano, pagando in nero, pensionati, studenti e dopolavoristi. Tutti gli altri lavorano in perdita".

La denuncia è chiara, non lascia spazio a fraintendimenti e riflette in pieno anche quanto da anni e in più occasioni è stato segnalato ai vertici della Fnsi dai rappresentanti dei fotogiornalisti dei vari Gruppi di specializzazione dell'informazione visiva che nelle varie regioni operano all'interno del Sindacato.

Le agenzie fotografiche nel mirino della protesta dei fotocronisti sono tutte strutture che giuridicamente non hanno alcuna veste giornalistica e all'interno delle quali operano fotoreporter quasi sempre privi di contratto di lavoro subordinato e, anche nei rarissimi casi nei quali esiste un'assunzione a tempo pieno, questa non è mai di natura giornalistica. I rapporti invece sono quasi sempre di lavoro autonomo e prevalentemente vengono configurati come prestazioni da libera professione. In altri casi i fotoreporter vengono remunerati in base agli incassi ottenuti vendendo le loro foto, con trattenute di "intermediazione" che vanno mediamente dal quaranta al cinquanta per cento anche quando, come sta accadendo ora, le foto vengono pubblicate per pochissimi euro.

Queste strutture hanno preso il sopravvento nel mercato del lavoro dei fotogiornalisti italiani soprattutto dopo il totale smantellamento da parte degli editori degli staff di fotoreporter assunti nelle redazioni di quotidiani e periodici. La loro moltiplicazione, anche molto prima dell'attuale crisi dell'editoria, ha poi innescato fenomeni di concorrenza spietata giocata più che sulla qualità dell'offerta, sull'accettazione incondizionata da parte delle fotoagenzie di tariffe sempre più al ribasso, arrivando, come sta accadendo da un paio d'anni, alla pattuizione di veri e propri "appalti di fornitura" a costi più che stracciati ottenuti riducendo drasticamente i compensi ai fotoreporter.

" La continua corsa al taglio dei costi da parte degli amministratori delle case editrici - sottolineano ora i fotocronisti dell'attuale protesta - ha innescato un processo in cui la concorrenza sleale e il dumping sono premiati".

"Chiediamo che l’Odg e la Fnsi - affermano poi - si facciano carico del problema, partendo da una severa verifica della legittimità della natura dei rapporti di lavoro che legano i fotoreporter alle agenzie fotografiche e le stesse agenzie agli editori. Che affrontino il problema dell’uso abusivo di immagini nelle versioni online dei quotidiani. Che svolgano un’opera di sensibilizzazione degli uffici stampa e delle istituzioni affinché venga impedito l’accesso agli eventi degli abusivi e dei non accreditati".

"Noi tutti conosciamo lo stato di crisi in cui versa il mondo dell’editoria ma questo non può giustificare in alcun modo la violazione delle più elementari norme che regolano i rapporti di lavoro. Stiamo assistendo alla distruzione di una parte fondamentale dell’informazione giornalistica e difendere i professionisti che la producono deve diventare una delle priorità di chiunque abbia a cuore la libertà di stampa.

Sicuramente noi fotogiornalisti - concludono - non lasceremo che questo continui ad avvenire in silenzio".

Gli stessi fotoreporter hanno poi inviato un'altra lettera aperta ai direttori ed ai Comitati di redazione dei principali quotidiani italiani denunciando che "il meccanismo dei prezzi, strutturato come se le fotografie fossero una normale merce e non una parte fondamentale del giornale, penalizza l’informazione di qualità" ed ha sottratto, a chi sta nelle redazioni, la possibilità di decidere cosa va in pagina basandosi su un criterio giornalistico.

"In quanto titolari dei diritti di riproduzione delle nostre immagini, qualunque sia l’agenzia che ci rappresenta, - concludono poi i fotoreporter - pensiamo che ci debba essere una completa ridefinizione dei criteri che regolano i rapporti economici tra fotogiornalisti e editori".


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  • fonte: fotografia messa a disposizione dal gruppo di fotogiornalisti firmatari dell'appello

Per sostenere la loro denuncia i fotoreporter che hanno dato vita all'iniziativa, hanno avviato una campagna di sensibilizzazione decisamente singolare e che dovrebbe durare almeno un paio di settimane. In sostanza, partecipano in massa al principale evento della giornata e, anziché scattare foto, distribuiscono i loro volantini di protesta. Il via è stato dato oggi pomeriggio a Milano durante una conferenza stampa di Bersani e Penati. Pare che tutto sia andato alla perfezione.

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Saluti,
Amedeo Vergani, presidente Gsgiv dell'Alg

Milano, 5 marzo 2010

GSGIV dell’Associazione Lombarda dei Giornalisti- Viale Montesanto 7- 20124 Milano - Tel.02.6375.1

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Ai direttori di Corriere della Sera, la Repubblica, La Stampa, Il Giornale
Ai CDR di: Corriere della Sera, la Repubblica, La Stampa, Il Giornale

Siamo fotogiornalisti italiani, ci rivolgiamo a voi ritenendo che non sia più rinviabile l’affrontare il degrado che colpisce la nostra professione.
La continua corsa al taglio dei costi da parte degli amministratori delle case editrici, basata sulla strana idea che economia di mercato voglia dire “ spendere il meno possibile” e non “spendere il necessario per avere un prodotto migliore della concorrenza”, ha innescato un processo in cui la concorrenza sleale e il dumping sono premiati. Il livello che hanno raggiunto i prezzi delle fotografie che sono pubblicate sui giornali è talmente basso che può essere sostenuto solamente da agenzie che non pagano i collaboratori, che usano manodopera subordinata senza inquadrarla seguendo le norme di legge, che usano, pagando in nero, pensionati, studenti e dopolavoristi. Tutti gli altri lavorano in perdita.
Il meccanismo dei prezzi, strutturato come se le fotografie fossero una normale merce e non una parte fondamentale del giornale, penalizza l’informazione di qualità ed ha sottratto, a voi per primi, la possibilità di decidere basandosi su un criterio giornalistico cosa va in pagina.
Abbiamo già investito l’OdG e la FNSI delle problematiche inerenti i rapporti contrattuali tra giornali agenzie e fotografi, quello che vogliamo invece far presente a voi è che non si tratta solo di una questione di costi. Nessuno di noi fa sempre foto da un euro o da cento. Quello che stabilisce il valore di una foto è il contenuto giornalistico. Anche rimanendo costante il budget annuale l’introduzione di una tariffazione che tenga conto dell’uso che viene fatto dell’immagine e dell’importanza del contenuto ristabilirebbe un minimo di legalità lavorativa e tornerebbe a premiare la professionalità di chi opera sul campo. Non è superfluo notare che il criterio sopra descritto è quello usato in tutti i paesi con una stampa libera dove, pur in presenza di una crisi del sistema, non assistiamo alla completa distruzione di un settore dell’informazione.
In quanto titolari dei diritti di riproduzione delle nostre immagini, qualunque sia l’agenzia che ci rappresenta, pensiamo che ci debba essere una completa ridefinizione dei criteri che regolano i rapporti economici tra fotogiornalisti e editori.
Siamo certi di avervi al nostro fianco in questa battaglia per ristabilire la dignità e ridare qualità ad una parte tanto importante dell’informazione.

seguono le firme di decine di fotogiornalisti

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A: Ordine Nazionale dei Giornalisti
Federazione Nazionale Stampa Italiana – Consiglio nazionale

Siamo fotogiornalisti italiani, ci rivolgiamo all’Ordine dei Giornalisti e alla Federazione Nazionale della Stampa ritenendo che non sia più rinviabile l’affrontare il degrado che colpisce la nostra professione.
La continua corsa al taglio dei costi da parte degli amministratori delle case editrici, basata sulla strana idea che economia di mercato voglia dire “spendere il meno possibile” e non “spendere il necessario per avere un prodotto migliore della concorrenza”, ha innescato un processo in cui la concorrenza sleale e il dumping sono premiati. Il livello che hanno raggiunto i prezzi delle fotografie che sono pubblicate sui giornali è talmente basso e i termini di pagamento talmente dilatati, che possono essere accettati solamente da agenzie fotografiche che non pagano i collaboratori, che usano manodopera subordinata senza inquadrarla secondo le norme di legge, e che usano, pagando in nero, pensionati, studenti e dopolavoristi. Tutti gli altri lavorano in perdita.
Chiediamo che l’OdG e la FNSI si facciano carico del problema, partendo da una severa verifica della legittimità della natura dei rapporti di lavoro che legano i fotoreporter alle agenzie fotografiche e le stesse agenzie agli editori.. Che affrontino il problema dell’uso abusivo di immagini nelle versioni online dei quotidiani. Che svolgano un’opera di sensibilizzazione degli uffici stampa e delle istituzioni affinché venga impedito l’accesso agli eventi degli abusivi e dei non accreditati..
Noi tutti conosciamo lo stato di crisi in cui versa il mondo dell’editoria ma questo non può giustificare in alcun modo il la violazione delle più elementari norme che regolano i rapporti di lavoro. Stiamo assistendo alla distruzione di una parte fondamentale dell’informazione giornalistica e difendere i professionisti che la producono deve diventare una delle priorità di chiunque abbia a cuore la libertà di stampa.
Sicuramente noi fotogiornalisti non lasceremo che continui ad avvenire in silenzio .

seguono le firme di decine di fotogiornalisti