Vedere e fotografare le bare dei soldati USA

  • didascalia: Documenting fallen soldiers' return
  • fonte: http://abcnews.go.com
  • titolo articolo: First photo of fallen soldier ends 18-year Ban
Per la prima volta dal 1991 (se si eccettua una temporanea deroga del 2000) i media americani sono stati autorizzati dal Pentagono a documentare il rimpatrio della salma di un militare morto in missione. Il 5 aprile almeno una ventina di giornalisti hanno potuto seguire dalla base dell’Air Force di Dover, in Delaware - dove atterrano i velivoli in servizio all’estero - la solenne cerimonia di arrivo del feretro del sergente Phillip Myers, 30 anni, ucciso da un’esplosione in Afghanistan.
(vedi il servizio di Abc News e l’articolo della rivista Photo District News )

Gli organi d’informazione hanno potuto pubblicare le immagini della bara avvolta nella bandiera americana grazie alla decisione dell’amministrazione Obama di permettere alle famiglie dei caduti di scegliere se rendere pubblico o meno il ritorno a casa dei propri cari. La moglie di Myers è stata la prima persona ad avvalersi di queste nuove disposizioni. Fino a poche settimane fa un divieto introdotto nel 1991, durante la Guerra del Golfo, dall’ex presidente americano George Bush senior - poi mantenuto da Bill Clinton e George W. Bush - proibiva la copertura mediatica di queste cerimonie. A prescindere dal consenso delle famiglie, non era permesso scattare e pubblicare una sola fotografia.

Il dipartimento della Difesa finora aveva sempre giustificato l'oscuramento delle immagini con il rispetto del lutto dei parenti delle vittime. Ma per i critici l'obiettivo principale degli ex inquilini della Casa Bianca è sempre stato quello di nascondere all’opinione pubblica la dura realtà di una guerra, col suo alto costo di vite umane. Fanno riflettere alcune eccezioni al divieto. Bill Clinton, per esempio, autorizzò la stampa a seguire i funerali dei 17 marinai uccisi, nell’ottobre del 2000, nell’attacco terroristico contro il cacciatorpediniere “USS Cole”, avvenuto nel porto yemenita di Aden (fonte: CNN ). La vista dei feretri delle vittime dell’attentato, attribuito a un gruppo legato ad Al Qaeda, non metteva in quel caso a rischio il sostegno degli americani alla politica estera del governo, anzi. Lo stesso non si può dire delle toccanti file di bare di alcuni soldati americani morti in Iraq, fotografate nel 2004 da una donna in servizio all’aeroporto di Kuwait City.

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  • firma: foto Tami Silicio
L‘immagine rubata, pubblicata per primo dal quotidiano “Seattle Times”, e poi ripresa dai maggiori quotidiani americani, suscitò le ire del Pentagono (vedi l'approfondimento di fotoinfo e l'articolo del Corriere della Sera ).

Nel corso degli ultimi diciotto anni numerose redazioni hanno protestato duramente contro il divieto introdotto da Bush senior. Alcune delle più significative battaglie legali, però, sono state combattute e vinte da singoli cittadini che hanno fatto appello al Freedom of information act , una legge sulla libertà di informazione che consente l’accesso ad alcuni documenti governativi. Come Russ Kick, il titolare di “The Memory Hole ” - un sito che promuove la trasparenza dell’attività del Governo americano. Nel 2004 l’aeronautica dovette consegnargli un cd con 361 immagini scattate a Dover, che Kick poi pubblicò sul suo sito.

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  • fonte: www.thememoryhole.org
Nel 2005 anche Ralph Begleiter, docente di giornalismo e di scienze politiche all’Università del Delaware, riuscì a far cadere la censura su oltre trecento fotografie scattate dai fotografi militari durante le cerimonie di rimpatrio delle salme. Le immagini furono raccolte in una gallery sul sito della George Washington University (fonte: Corriere ). Nonostante queste sentenze, però, il divieto del ‘91 continuò a restare in vigore.

Dall’ottobre del 2001 a oggi in Afghanistan e Iraq sono morti più di 4500 soldati. Anche le loro bare sono state trasportate alla base aerea di Dover, ma ad attenderle sulla pista non c’era nessun fotoreporter. Il sergente Myers involontariamente ha segnato un triste primato e il suo caso ha rappresentato un’ulteriore spartiacque tra l’era Bush e l’amministrazione Obama. Il nuovo Presidente non ha nessuna intenzione di nascondere i costi reali delle guerre sostenute dal predecessore. D’ora in poi i media potranno continuare a immortalare i feretri dei soldati rimpatriati, ma solo con il consenso dei parenti delle vittime e nel rispetto di alcune condizioni: niente flash, niente dirette televisive, niente interviste al personale militare.

Come ha sottolineato Vittorio Zucconi in un suo articolo su “la Repubblica”, la diffusione di queste immagini potrebbe aiutare Obama ad accelerare il ritiro delle truppe dall‘Iraq. Ma potrebbe anche mettere a rischio il sostegno degli americani alla guerra al terrorismo in Afghanistan, per vincere la quale il nuovo Presidente ha previsto l’invio di altri soldati. “Esiste una vittoria finale, decisiva in Afghanistan che possa riportare il dolore e il lutto […] ai rituali della "gloriosa morte" sul campo?” - si domanda il giornalista. “Questa è la scommessa di Barack Obama, nello strappare al buio il popolo degli invisibili. Se la dovesse perdere, qualcuno avverte che l'Afghanistan potrebbe essere, per troppa trasparenza, il Vietnam di Obama“.

Monica Nardini