La Padania, Libero, Il Giornale: la fotografia al servizio dell'ideologia.


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Il nostro viaggio nel giornalismo italiano si è spesso soffermato sugli esempi macroscopici di cattivo uso delle fotografie. Abbiamo indicato gli esempi peggiori, i più brutti, o quelli messi particolarmente in evidenza a causa di una tiratura importante. Ci siamo resi conto, però, di aver dato poca attenzione ad alcune pubblicazioni, senza loro evidente colpa. Cerchiamo di rimediare proponendovi uno speciale (per ora concentrandoci su tre quotidiani con una forte connotazione ideologica) che si propone di analizzare l'utilizzo "medio" della fotografia giornalistica all'interno di ciascuna testata.

La Padania

Quotidiano di formato tabloid, La Padania è dedicato ai simpatizzanti della Lega Nord; è composto da 24 facciate, di cui solo 6 a colori, tra cui la copertina. Non brilla per qualità grafica ne resa fotografica (ad esempio, capita spesso di vedere stampate foto a bassa risoluzione). Cominciamo dalla prima pagina, specchio dei contenuti complessivi:


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  • fonte: La Padania, 16 luglio 2008, pagina 1
Delle due o tre immagini che di solito compaiono, la prima è un piccolo ritratto (in gergo: testina ) del ministro leghista Roberto Calderoli, che accompagna un articolo nel quale lo stesso si mostra conciliante e ottimista. La seconda è una fotografia relativa alla squadra di calcio "nazionale" Padana, vittoriosa al torneo delle nazioni non riconosciute, che lancia lo speciale fotografico di 4 pagine (vedi più avanti).
La terza, centrale e di dimensioni importanti, è un capolavoro di retorica fotografica: un primo piano di un risotto giallo pallido, all'interno di un contenitore rotondo, scuro; luce e taglio non sono per niente originali; la fotografia è sormontata dal monito: "Scordiamocelo!" e scavata dalla scritta "Zaia denuncia: dazi del Wto sul nostro riso. Produzioni a rischio estinzione". Nessuna didascalia, nessun'altra indicazione a parte un rimando a pagina 6.

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  • firma: fotografia non firmata
  • fonte: La Padania, 16 luglio 2008, pagina 1
  • titolo articolo: Scordiamocelo!
La lettura dell'articolo (accompagnato da una grande immagine che ipotizziamo essere uno scorcio aereo della pianura padana, oltre che da una testina del ministro Luca Zaia) pare svelare che in realtà non si tratti di tasse sull'esportazione del riso italiano, ma della possibile soppressione dei dazi sull'importazione del riso (e di altri prodotti) dall'estero. Misura penalizzante per l'agricoltura italiana, secondo Zaia, e tanto è bastato alla redazione de La Padania per decidere di servire in copertina un risotto da negare. Come se fosse impossibile cucinare il tipico piatto allo zafferano con riso proveniente dall'estero. Sfogliando il giornale ci accorgiamo che mediamente in ogni pagina sono presenti più di 4 fotografie (circa 100 in totale); ma complessivamente nell'intero quotidiano solo 4 o 5 notizie sono accompagnate da fotografie certamente pertinenti. Al contrario è molto diffuso l'utilizzo di fotografie generiche (soprattutto di edifici) e di testine (circa il 25%). Le didascalie (comunque molto scarne) sono presenti solo per le foto di stretta attualità (le 4 o 5 notizie di cui prima); nessuna delle fotografie pubblicate è firmata (solo in pochissimi casi sappiamo da che agenzia provengono). In questo panorama desolato, dove le fotografie vengono pubblicate in quanto già riconoscibili (tanto è vero che non hanno bisogno alcuno di didascalia, è sufficiente a spiegare di cosa si tratta il titolo dell'articolo a cui sono accostate), si fa notare un ampio servizio fotografico di ben 24 immagini con richiamo in copertina.

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  • fonte: La Padania, 16 luglio 2008, inserto pagina I
  • titolo articolo: VIVA World Cup 2008
Potremmo classificarlo tra i reportage, anche se è poco più che un insieme di foto dalla Lapponia a proposito della squadra di calcio "La Padania" che ha vinto la "Viva World Cup", dedicata alle nazioni non ufficialmente riconosciute. 7 foto su 24 sono dedicate al segretario della Lega Nord Umberto Bossi, in trasferta con la squadra. Molte altre immagini mostrano i supporter e i tifosi o i loro camper. Alcune immagini di repertorio (dedicate all'allenatore Leo Siegel, che firma il testo di apertura) e una piccola rassegna stampa completano il servizio. Come nel resto del quotidiano le didascalie sono estremamente scarne. Non sappiamo nemmeno esattamente a quando risalgono le immagini, ne se siano frutto di una sola mano. Complessivamente un risultato fotograficamente scarso, da segnalare solo perché in controtendenza rispetto all'appiattimento della produzione (quando esiste) autonoma dei giornali. Sempre a proposito delle fotografie come elemento di riconoscimento, proviamo ad accostare due articoli relativi alla direzione della Rai, pubblicati a settimane di distanza nella sezione "Politica":

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  • firma: fotografie non firmate
  • fonte: La Padania, 1 agosto 2008, pagina 6
  • titolo articolo: "Un presidente condiviso o losceglierà la maggioranza"
  • nota: Probabilmente la foto di destra ritrae Marco Reguzzoni. Non c'è didascalia ma lo si evince dalla lettura dell'articolo e dell'occhiello laterale. Probabilmente i lettori abituali de La Padania lo riconoscono a colpo d'occhio.

La Padania adopera soprattutto un modello di fotografia "iconica", dove le immagini funzionano in quanto immediatamente riconoscibili, facenti parte dello stereotipo. La tensione è volta a usare un codice pittorico (formato dalla quantità, grande ma non infinita, delle immagini fotografiche depositatesi nella memoria dei lettori) nel quale si possano velocemente identificare soggetti e riferimenti dei messaggi che la redazione vuole mandare. Il racconto della realtà è tenue, assolutamente secondario, limitato alle immagini semplici. Come una cronaca composta solo da luoghi comuni e frasi fatte.

Libero

Libero è un quotidiano composto da 48 facciate, tutte a colori, con un aspetto grafico abbastanza curato. Nelle sue pagine trovano posto "solo" una cinquantina di fotografie. Di solito è un buon segno, vuol dire immagini più grandi e quindi più importanti, ma... Diamo un'occhiata alla copertina del numero 183:


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  • firma: fotografie non firmate
  • fonte: La Padania, 1 agosto 2008, pagina 6
  • titolo articolo: "Un presidente condiviso o losceglierà la maggioranza"
  • nota: Probabilmente la foto di destra ritrae Marco Reguzzoni. Non c'è didascalia ma lo si evince dalla lettura dell'articolo e dell'occhiello laterale. Probabilmente i lettori abituali de La Padania lo riconoscono a colpo d'occhio.

La Padania adopera soprattutto un modello di fotografia "iconica", dove le immagini funzionano in quanto immediatamente riconoscibili, facenti parte dello stereotipo. La tensione è volta a usare un codice pittorico (formato dalla quantità, grande ma non infinita, delle immagini fotografiche depositatesi nella memoria dei lettori) nel quale si possano velocemente identificare soggetti e riferimenti dei messaggi che la redazione vuole mandare. Il racconto della realtà è tenue, assolutamente secondario, limitato alle immagini semplici. Come una cronaca composta solo da luoghi comuni e frasi fatte.

Libero

Libero è un quotidiano composto da 48 facciate, tutte a colori, con un aspetto grafico abbastanza curato. Nelle sue pagine trovano posto "solo" una cinquantina di fotografie. Di solito è un buon segno, vuol dire immagini più grandi e quindi più importanti, ma... Diamo un'occhiata alla copertina del numero 183:


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  • fonte: Libero, 1 agosto 2008, pagina 1
L'unica immagine di apertura (le altre due fotografie presenti sono immagini pubblicitarie) è impaginata come una "foto-notizia": un mezzobusto di Luigi Tosti, magistrato, alle spalle del quale si vede una parte del poster del 6° congresso dell'associazione Atei e Agnostici (ne leggiamo anche la data: novembre 2004). La notizia è legata alla vicenda giudiziaria che vede Tosti nel tentativo di far togliere il crocefisso dalle aule italiane. L'articolo è firmato, la didascalia è inutile (è solo un rafforzativo del titolo del pezzo). La foto non è firmata, ne contestualizzata. Per leggere tutto il testo (e beneficiare della visione di un'altra immagine dello stesso Tosti) è necessario scorrere fino a pagina 16.
E' interessante notare come spesso (questo caso è solo un esempio) notizie di relativamente bassa importanza, con foto decisamente datate, si guadagnino su Libero addirittura l'onore della prima pagina. Probabilmente per il loro valore politico...
L'utilizzo di fotografie precise, specifiche, con uno scarto deliberatamente voluto rispetto al contesto non è fatto eccezionale, però. Capita spesso di trovare immagini interessanti, con una buona carica narrativa, che ad un esame più attento si rivelano essere solo tangenzialmente legate alla notizia raccontata con le parole.

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  • didascalia: Un gruppo di immigrati clandestini intercettati vicino la costa di Lampedusa nei giorni scorsi. (il testo continua per altre 23 righe, ndr)
  • firma: fotografia non firmata
  • fonte: Libero, 1 agosto 2008, pagine 12 e 13
  • titolo articolo: CPT al collasso, sbarcano 1000immigrati
Prendiamo ad esempio la fotografia che campeggia al centro della sezione "Italia/Sicurezza e immigrazione" nel numero 183: un gruppo di una trentina di africani, ritratti dall'alto, assiepati su quello che riconosciamo per essere il ponte di una nave. La notizia è: "Cpt al collasso, sbarcano 1000 immigrati"; l'occhiello recita: "A Lampedusa arrivano 8 carrette in un giorno. Il sindaco lancia un appello a Maroni". Poi il testo, nel quale si citano i numeri degli sbarchi (anche se in maniera così disordinata da impedire una ricostruzione chiara del flusso complessivo). Ma l'immagine, la cui didascalia è seguita senza soluzione di continuità dall'articolo vero e proprio, non è detto che si riferisca agli sbarchi di quei giorni. E' generica (ovviamente non è firmata).

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  • didascalia: Prima denuncia in Italia. Donne iraniane, vestite con il tradizionale chador, partecipano alla preghiera del venerdì all'Università di Teheran (il testo continua per altre 9 righe, ndr).
  • firma: fotografia non firmata
  • fonte: Libero, 16 luglio 2008, pagine 20 e 21
  • titolo articolo: "Velo, minacce e i figli dell'altraLa mia vita con l'islamico bigamo"
Altri esempi, su temi ugualmente "caldi", li troviamo alle pagine dedicate a "Attualità/Scontro di civiltà": la storia di un'italiana sposatasi con un egiziano, con successiva separazione e processo per bigamia, sono illustrati da una fotografia di un gruppo di donne iraniane, scattata all'università di Teheran (quando e da chi non è dato a sapere). Che nesso c'è? Le donne sono velate, con quel velo islamico che rappresenta l'orrore da cui fuggire. Anche se la protagonista dell'articolo ripete più volte di aver sempre rifiutato di portare il velo. Il secondo esempio è nella pagina accanto: un articolo che descrive l'esperienza di una scuola di Rivalta Torinese, dove la cultura rom viene spiegata da un'appartenente all'etnia.

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  • didascalia: Bivacchi e abbandono. Alcuni nomadi, adulti e bambini, bivaccano in un campo rom abusivo a Milano, in via Pecetta, il più grande di Milano. Ieri il premier Silvio Berlusconi ha precisato alla Ue che le impronte ai piccoli servono a combattere l'evasione scolastica.
  • firma: fotografia non firmata
  • fonte: Libero, 16 luglio 2008, pagina 21
  • titolo articolo: Il Comune chiama la rom incattedra per educare i bambini italiani
L'articolo, che comincia in prima pagina, è illustrato da una grande fotografia scattata in un "campo rom abusivo a Milano, in via Pecetta, il più grande di Milano. "Non possiamo, in questo e in molti altri casi visti su Libero, parlare di foto generiche: l'immagine è accompagnata dalla didascalia, incompleta ma pur sempre in grado di dare alcune informazioni.

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  • fonte: Libero, 16 luglio 2008, pagina 21
  • titolo articolo: Il Comune chiama la rom incattedra per educare i bambini italiani
  • nota: Box di testo posto sopra la foto, come se fosse (solo) la didascalia.
Di nuovo, siamo in presenza di un elemento che parrebbe deporre a favore della qualità giornalistica di Libero: foto grande, importante, con anche la didascalia.
Purtroppo, però, nello stesso spazio grafico dedicato alla circostanze dell'immagine, quasi fosse tutt'uno, ci sono anche commenti e altre notizie. Ciò accresce la confusione e rende difficile riconoscere i corretti collegamenti tra immagini, testi, notizie e opinioni.

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  • fonte: Libero, 1 agosto 2008, pagina 12
  • titolo articolo: Spot sul bello dell'Islam neimetrò New York si ribella: una presa in giro
Sempre nella sezione "Sicurezza e immigrazione" occhieggia un'altra immagine, con taglio circolare, ancora più disarmante (o forse no, davvero "armante"): un dettaglio delle torri gemelle in fiamme l'11 settembre 2001. L'articolo però parla di una pubblicità annunciata, che dovrebbe circolare nella metropolitana di New York, per promuovere la tolleranza religiosa. Gli elementi in comune con la tragedia evocata dall'immagine sono solo l'Islam e la coincidenza territoriale e cronologica (le pubblicità sono annunciate per il prossimo settembre). E soprattutto il legame del committente delle affissioni con un personaggio che potrebbe essere stato sospettato (ma non è mai stato incriminato) di aver preso parte alla cospirazione del 2001. Comunemente, il legame tra foto e notizia si direbbe: "tirato per i capelli". La foto non è firmata, appare solo il nome dell'agenzia.

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  • didascalia: L'11 settembre 2001. Le Torri Gemelle colpite.
  • firma: fotografia non firmata
  • fonte: Libero, 1 agosto 2008, pagina 12
  • titolo articolo: Spot sul bello dell'Islam neimetrò New York si ribella: una presa in giro
  • nota: A destra dell'immagine si notano alcune scritte presenti sulla stampa originale. Probabilmente un errore d'impaginazione.

L'impressione che ci siamo fatti è che Libero metta in gioco una conoscenza più raffinata della comunicazione per immagini: vengono scelte e utilizzate fotografie d'impatto, non sempre scontate o iconiche, spesso corredate da didascalie, in modo da guidare la lettura e richiamare l'attenzione sui fatti giudicati più importanti. Ma la coerenza tra ciò che le fotografie mostrano e l'essenza delle notizie accompagnate è spesso costruito ad arte: si usa il potere di persuasione della fotografia come supporto al messaggio che si vuol dare, nascondendosi tra le righe del "buon giornalismo". Potremmo chiamarlo un uso "ideologico" della fotografia. Peccato che l'etica del giornalista stia da tutt'altra parte.

Il Giornale

E' un quotidiano con un'impostazione grafica abbastanza classica, curato, normalmente composto da una quarantina di facciate, di formato medio-grande, quasi tutte a colori. Abbiamo contato mediamente 4 foto per pagina, a volte anche di dimensioni importanti. In copertina troviamo spesso foto d'attualità, anche se difficilmente si tratta di notizie internazionali ma più spesso di avvenimenti che coinvolgono la classe politica. Prendiamo una prima pagina tra le tante:


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  • fonte: Il Giornale, 17 agosto 2008, pagina 1

Siamo in pieno periodo olimpico, al centro campeggia uno scatto del centometrista Bolt che indica platealmente le proprie scarpe, mentre la redazione si premura di farci vedere (con una piccola foto tagliata rotonda, incastonata in quella principale) che ha corso e vinto la finale dei 100 metri, proprio una stringa slacciata.
Più in basso, in dimensioni poco più grandi di un francobollo, una fotografia a proposito dell'incidente di un bus a Santo Domingo (nel quale sono stati coinvolti turisti italiani) e uno scatto del presidente statunitense Bush insieme a Condoleeza Rice, per introdurre le pagine a proposito della crisi caucasica che coinvolge Russia e Georgia.
Anche sul Giornale è inutile cercare le firme dei fotografi (su una minoranza di immagini è indicata l'agenzia distributrice).

Nelle sezioni interne possiamo notare un atteggiamento più articolato rispetto al fotogiornalismo. Possiamo trovare articoli illustrati con fotografie che pretendono di sembrare icone dei concetti espressi.


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  • didascalia: In ordine: 1 Monnezza addio. Venerdì Consiglio dei ministri a Napoli; 2 Intercettazioni: "Una barbarie per un paese civile"; 3 Il futuro del PdL: "Protagonista dei prossimi 50 anni"; 4 Federalismo fiscale: "Ma non è un favore alla Lega"
  • firma: fotografie non firmate
  • fonte: Il Giornale, 16 luglio 2008, pagina 7
  • titolo articolo: "Venerdì finisce l'emergenzarifiuti a Napoli"

Articolo di taglio basso sul discorso del primo ministro ai deputati del suo partito accompagnato da ben quattro foto con titolo e guarnitura rappresentata da altrettante frasi tratte dal testo del discorso. Ovviamente le dichiarazioni trattano di intenzioni future, mentre le fotografie le legano apertamente ad un anonimo presente. Di vere didascalie o firma delle immagini, nemmeno l'ombra.

In altre occasioni possiamo osservare dei piccoli reportage.

Sempre nel numero del 16 luglio si racconta della clinica "Il Nespolo", definita "casa dell'eutanasia", scovata dall'inviato Gabriele Villa in provincia di Lecco. Villa, che scrive con grande ispirazione (e non poca retorica) e probabilmente autore anche delle fotografie che accompagnano il pezzo. Sembrano davvero realizzate per l'articolo, ma sono così anonime che paiono uscite da un depliant di basso livello.

Un po' più interessante un'inchiesta sull'accattonaggio che troviamo annunciata perfino in copertina.


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  • firma: foto non firmate
  • fonte: Il Giornale, 1 agosto 2008, pagina 11
  • titolo articolo: Io, accattona a Milano col placetdella polizia: "Se vai in stazione..."
E' svolta da una giornalista che per un giorno si è finta mendicante ed è stata seguita da un fotografo (lui, però, non compare neanche di nome). Niente di trascendentale, certo, ci permettiamo di farlo notare perché si tratta almeno di una produzione autonoma e interessante.

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  • didascalia: "Hai spiccioli?" La nostra cronista mentre chiede l'elemosina in pieno centro a Milano. A sinistra eccola in mezzo al traffico di corso Venezia. A destra mendica in via Montenapoleone. In un'ora si tirano su circa dieci euro, quindi in tutto 1440 euro ogni mese.
  • firma: fotografie non firmate
  • fonte: Il Giornale, 1 agosto 2008, pagina 11
  • titolo articolo: Io, accattona a Milano col placetdella polizia: "Se vai in stazione..."

Questi piccoli segnali positivi, va detto, annegano però in un mare di testine (40%) e di foto generiche (circa il 25% sul totale).

Ogni tanto, comunque, notiamo una (minima) abilità nell'uso di foto d'agenzia. Spiccano in particolar modo le pagine sportive (ma è un gioco facile), anche se troviamo altri piccoli esempi. Ad esempio le fotografie di una scuola di Mestre in cui è stata attivata una classe senza che ci fossero studenti, che ci permettono di vedere almeno come sono fatti gli edifici e i banchi dell'istituto stesso. O il servizio sugli hotel più strani del mondo, illustrato con immagini di alberghi a forma di cane e di albero. O il frequente uso di fotografie da impaginare come "foto-notizie", specialmente nelle pagine di cronaca locale.

Meno apprezzabili, certamente, i casi in cui si mescolano coscientemente immagini pertinenti ad immagini scorrette giornalisticamente ma rafforzative della propria tesi.


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  • didascalia: I carabinieri tirano dritto. Ecco la nostra cronista nei panni di un'accattona in due scatti lungo via Torino, a due passi dal Duomo di Milano. La gente versa monete, mentre due carabinieri sembrano non accorgersi della sua presenza. Più tardi sarà invece fermata dalla polizia.
  • firma: fotografie non firmate
  • fonte: Il Giornale, 1 agosto 2008, pagina 11
  • titolo articolo: Io, accattona a Milano col placetdella polizia: "Se vai in stazione..."

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  • fonte: Il Giornale, 16 luglio 2008, pagina 11
E' il caso di un articolo (in due parti) a proposito della sentenza sui pestaggi nella caserma di Bolzaneto, a Genova, durante il G8 del 2001. Le immagini che entrano in pagina sono quattro: uno scatto dedicato ai PM dell'accusa, uno che mostra il giudice che legge la sentenza, una fotografia con un giovane dotato di protezioni che regge uno scudo e un'ultima con un altro uomo, seminudo, che lancia una pietra verso una camionetta dei carabinieri.

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  • didascalia: In ordine: 1 Accusa: i pm Vittorio Ranieri Miniati e Patrizia Petruzziello; 2 Popolo sovrano: il giudice Renato Delucchi legge la sentenza.
  • firma: fotografie non firmate
  • fonte: Il Giornale, 16 luglio 2008, pagina 11
  • titolo articolo: "Io, assolto per il G8 Trattato daboia senza sapere il perché"
Mentre le prime due sono evidentemente pertinenti alla notizia, le altre due immagini evocano gli aspetti peggiori dello scenario in cui ci si trovava al momento dei fatti ma si guardano bene dal riportare con più precisione i fatti relativi alla vicenda giudiziaria raccontata. Nessuna foto della caserma tanto nota, ma nemmeno immagini relative allo sgombero della scuola Diaz (di cui si parla nella seconda parte dell'articolo).

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  • didascalia: Guerra civile: uno dei manifestanti durante gli scontri del 2001.
  • firma: fotografia non firmata
  • fonte: Il Giornale, 16 luglio 2008, pagina 11
  • titolo articolo: "Io, assolto per il G8 Trattato daboia senza sapere il perché"

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  • firma: fotografia non firmata
  • fonte: Il Giornale, 16 luglio 2008, pagina 11
  • titolo articolo: Caduto il primo teorema, toccaal caso Diaz

E' chiaro che il punto di vista con cui si affronta l'argomento su Il Giornale è di parte. Ma è altrettanto chiaro che si sfrutti la fotografia non per motivare la propria posizione ma solo mper "alzare il volume" della propria voce.

L'impressione che abbiamo è che al Giornale non manchino le conoscenze ne il mestiere per fare un uso appropriato della fotografia giornalistica (anche se ci si discosta raramente da un registro "scolastico" nella scelta delle immagini). Però, soprattutto su certi temi, si usa più la leva del clamore che quella dell'onestà.

Fotografia per l'ideologia

Concludendo, ci sembra che quanto visto e letto rafforzi l'ipotesi che La Padania, Il Giornale e Libero usino la fotografia giornalistica come più viene comodo, senza timore di tradire la fiducia del lettore.
Omettendo le informazioni più scomode, sfruttando i clichè più consolidati, confondendo abilmente i fatti e le opinioni, confezionano articoli progettati per fornire un'interpretazione (sempre molto schierata) della realtà piuttosto che tentare di spiegarla e farla comprendere nella sua complessità.
E' triste vedere la fotografia giornalistica usata al posto di linguaggi (anche fotografici) più adatti a sostenere ideologie e opinioni. E' allarmante accorgersi che tale utilizzo fraudolento è fatto consapevolmente e costantemente per ingannare il lettore strizzando l'occhio alla sue presunte idee politiche e dare solidità solo alle proprie tesi, a scapito della correttezza e dell'onestà dell'informazione giornalistica.

Note

I quotidiani analizzati sono quelli presenti in edicola il 16 luglio, il 1 e il 17 agosto 2008. I calcoli sono stati fatti senza distinguere tra le pagine nazionali e quelle locali. Non sono state considerate le immagini pubblicitarie, nemmeno se promozionali dello stesso giornale o di prodotti dello stesso editore.
In alcune immagini compaiono sottolineature non appartenenti alla stampa originale.
Come titoli di coda vi proponiamo due prime pagine, entrambe in edicola il 27 agosto 2008, giorno in cui rimbalzava la notizia (ben documentata dalle agenzie fotografiche internazionali) di scontri in India contro i cristiani.
Le prime pagine sono tratte dal sito Windpress, che raccoglie e archivia comunicati stampa e le prime pagine di molti giornali italiani.


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  • fonte: Il Giornale, 27 agosto 2008, pagina 1
  • nota: dal sito www.windpress.it

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  • fonte: Libero, 27 agosto 2008, pagina 1
  • nota: dal sito www.windpress.it